La recente presentazione delle nuove linee guida alimentari statunitensi (2025–2030), accompagnata dalla revisione della piramide alimentare e dallo slogan “Eat Real Food”, ha riacceso il dibattito internazionale sul futuro della nutrizione. Negli Stati Uniti questa revisione viene presentata come un “reset” necessario per contrastare obesità e malattie croniche, ma osservata da una prospettiva europea e scientifica appare soprattutto come un tentativo tardivo di correggere decenni di scelte alimentari sbagliate.
Mentre la nuova piramide americana enfatizza proteine e grassi animali e ridimensiona il ruolo dei cereali e di alcuni alimenti vegetali, la Dieta Mediterranea ( che non è una dieta in senso restrittivo ma un vero e proprio modello alimentare di riferimento fondato su scelte consapevoli e sostenibili ) continua a rappresentare un modello nutrizionale solido, coerente e ampiamente validato, riconosciuto dall’UNESCO e sostenuto da un numero impressionante di studi scientifici condotti da esperti del settore.
*La Dieta Mediterranea è uno dei modelli alimentari più studiati e scientificamente validati al mondo, con prove solide sui benefici cardiovascolari, metabolici, cognitivi e oncologici. Gli studi più robusti, come PREDIMED e Lyon Diet Heart, provano che i vantaggi non sono solo osservazionali, ma causali grazie ai trial clinici controllati.
Il confronto tra questi due modelli non è solo nutrizionale, ma culturale e politico: da un lato un sistema che tenta di rimediare a una crisi sanitaria strutturale, dall’altro uno stile alimentare che quella crisi l’ha prevenuta.
La Dieta Mediterranea non è una costruzione teorica recente, ma il risultato di osservazioni epidemiologiche, studi clinici e ricerche longitudinali che ne hanno dimostrato l’efficacia nel ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, metaboliche, neurodegenerative e oncologiche, oltre a favorire una maggiore longevità.
Le sue linee guida sono chiare e intuitive:
A rendere questo modello particolarmente efficace non è solo la distribuzione dei macronutrienti, ma l’approccio complessivo: equilibrio, varietà, moderazione, stagionalità, convivialità e sostenibilità ambientale – elementi che la nuova piramide americana, pur migliorata rispetto al passato, continua a trascurare.
Principi chiave della Dieta Mediterranea:
Approccio culturale e sostenibile, con alimenti stagionali, locali e momenti conviviali.
Gli Stati Uniti hanno riportato la piramide come simbolo visivo delle linee guida, ma con alcune novità sostanziali:
Le linee guida mirano a combattere obesità e malattie croniche, ma hanno ricevuto pareri contrastanti: alcuni apprezzano il messaggio diretto e l’enfasi sui cibi integrali, altri criticano la centralità delle proteine animali e la piramide invertita, considerata meno intuitiva.
Il consumo di alimenti ultraprocessati rappresenta uno dei problemi più gravi del sistema alimentare moderno, soprattutto negli Stati Uniti, dove la diffusione di prodotti industriali ad alta densità calorica e basso valore nutrizionale continua a incidere negativamente sulla salute pubblica. Al contrario, la Dieta Mediterranea si fonda su alimenti freschi, stagionali e minimamente trasformati, evitando il consumo di cibi ultra-formulati, e privilegiando frutta, verdura, legumi, cereali integrali e olio extravergine d’oliva, come confermano anche documenti ufficiali quali la più recente UNI/PdR 170:2024, che fornisce linee guida per la valorizzazione della Dieta Mediterranea (che rappresenta l’evoluzione della PdR 25:2016, dedicata alla promozione di modelli alimentari sostenibili)
Strumenti come i CAM – Criteri Ambientali Minimi ribadiscono ulteriormente l’importanza di questo approccio, orientando la ristorazione collettiva verso prodotti non ultraprocessati, sostenibili e di qualità, dimostrando come la scelta di cibi naturali possa essere integrata a livello istituzionale per promuovere salute, educazione alimentare e sostenibilità ambientale.
Negli Stati Uniti, nonostante lo slogan “Eat Real Food”, il mercato rimane dominato da alimenti ultraprocessati. La causa avviata dalla città di San Francisco contro multinazionali come Kraft Heinz, Coca-Cola, PepsiCo e Nestlé ha evidenziato come questi prodotti, pur conoscendone i rischi, siano stati progettati per favorire il consumo e persino la dipendenza, contribuendo a un aumento significativo di obesità, diabete, malattie cardiovascolari e altre patologie croniche.
La contrapposizione con la Dieta Mediterranea, basata su equilibrio, qualità e sostenibilità, mostra come un modello alimentare preventivo e scientificamente validato sia ancora oggi superiore e universale rispetto a politiche che intervengono solo a posteriori sulle emergenze sanitarie.

L’Osservatorio della Dieta Mediterranea svolge un ruolo fondamentale nella diffusione della cultura alimentare mediterranea, nella promozione della ricerca scientifica e della sostenibilità, e nella formazione di cittadini e operatori del settore. L’osservatorio monitora le tendenze alimentari, confronta i modelli internazionali e promuove iniziative educative per:
Attraverso l’osservatorio, diventa possibile leggere i nuovi trend internazionali alla luce della tradizione mediterranea, mostrando come la sostenibilità, l’equilibrio e la cultura del cibo possano rappresentare un punto di riferimento stabile e universale.
Il confronto tra la piramide americana “Eat Real Food” e la Dieta Mediterranea evidenzia alcune considerazioni chiave:
In sintesi, il messaggio americano “Eat Real Food” richiama l’attenzione su cibi naturali e non processati, ma il modello mediterraneo mostra come sia possibile conciliare qualità, varietà e sostenibilità, costruendo un vero e proprio stile di vita.
Sebbene la piramide americana evidenzi alcuni principi corretti, come la riduzione di zuccheri e alimenti ultraprocessati, il modello resta tardivo e parziale. La Dieta Mediterranea, supportata da strumenti normativi come CAM, UNI–PdR 25:2016 e UNI/PdR 170:2024, rappresenta un modello preventivo, sostenibile e scientificamente comprovato, capace di guidare le scelte alimentari a lungo termine e di contrastare in modo efficace le malattie legate al cibo ultraprocessato.